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VAGALE SCARICA


    Contents
  1. Nervo vago: la chiave per migliorare molti sintomi e disturbi? - L'Altra Riabilitazione
  2. Riflesso vagale: informazioni
  3. Sindrome vagale: cause, sintomi e cura
  4. Nervo vago: la chiave per migliorare molti sintomi e disturbi?

Cos'è il nervo vago? Dove si trova? Che sintomi causa una sua infiammazione? Cosa fare? Ecco tutte le risposte in parole semplici. La definizione di tono vagale si riferisce all'attività del nervo vago, un componente .. Stampa/esporta. Crea un libro · Scarica come PDF · Versione stampabile. Il nervo vago (chiamato anche nervo pneumogastrico o nervo X del cranio) è il decimo delle La stimolazione vagale sinistra ha effetti molto meno consistenti rispetto alla destra, ed è . Crea un libro · Scarica come PDF · Versione stampabile. La sindrome vagale si manifesta con uno svenimento del soggetto. Le cause possono essere diverse, ma non si tratta di nulla di grave. La stimolazione vagale cos'è e che ha ruolo ha nel trattamento delle aritmie? Perché agire sul nervo vago?.

Nome: vagale
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Il suo nome deriva dalla parola latina vagus, che significa e "vagabondo". Il nervo vago è il decimo di dodici paia di nervi del cranio, ed è composto da due distinti nervi: destro e sinistro. È tra i nervi più lunghi e ramificati - parte dal cranio e arriva fino all'addome -, stimola la produzione dell'acido gastrico e regola i movimenti compiuti dallo stomaco e dall'intestino durante la fase della digestione.

È anche responsabile della frequenza cardiaca, della peristalsi gastrointestinale, della sudorazione e di alcuni movimenti della bocca, inclusi i muscoli del parlato e della respirazione. Il Sole 24 Ore. Troppi soldi ai soldati americani? Statement of the Heads of State or Government of the euro area.

Scene dal Pacifico.

Questo dato permetterebbe loro di affermare che il fenomeno sia evolutivamente il medesimo. Negli esseri umani sani e in alcuni mammiferi generalmente la risposta fisiologica collegata all'emozione comporta anche l'aumento della frequenza cardiaca Ad esempio, una breve riduzione della frequenza cardiaca, accompagnata subito dopo da un'accelerazione è di solito interpretata come indicatore del riflesso di orientamento che gli esseri umani e gli altri mammiferi56 usano per analizzare stimoli nuovi e inaspettati Graham et al.

E' accertato inoltre che gli animali abbiano reazioni di bradicardia e ipotensione molto più rilevanti nel caso in cui vengano sottoposti a stimoli minacciosi. Abbiamo già accennato che una delle possibili risposte dei mammiferi alla paura è la reazione di tonic immobility Durante la tonic immobility l'animale assume una posizione il più possibile aderente al terreno, la temperatura corporea scende, i muscoli scheletrici sono estremamente contratti o, al contrario, estremamente flaccidi Abrams et al.

Secondo Alboni et al. Esiste una ipotesi per cui la sincope vasovagale negli esseri umani e la bradicardia indotta da spavento negli animali siano in realtà lo stesso fenomeno. Sono presenti studi effettuati sui cervi in cui questi animali, se messi di fronte a una minaccia un essere umano sconosciuto accompagnato o non accompagnato da un cane , tendevano a sperimentare tonic immobility associata a una bradicardia importante e di lunga durata Jacobsen, L'animale tuttavia risulta essere vigile, nonostante sembri morto.

La tonic immobility secondo alcuni autori non risulta essere molto diffusa nei primati e nei carnivori. Adams et al. L'attimo prima di attaccare si assiste a un decremento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, segno di un minore effetto simpatico sull'organismo ma non si assiste a una vera e propria tonic immobility.

Altri studi Galliano et al. Per di più la tonic immobility sembra essere associata alla depressione, all'ansia e al disturbo post traumatico da stress Reuber et al. Quindi, in realtà, il fenomeno sembra essere abbastanza diffuso nei mammiferi. Una importante bradicardia viene sperimentata dall'essere 58 Lo studio di Abrams et al. Alboni e Furlan credono che sia opportuno creare un parallelismo tra la bradicardia da spavento presente negli animali e la bradicardia che permette la sincope vasovagale negli esseri umani.

Sembra infatti che la bradicardia in entrambi i casi si manifesti in presenza dei medesimi trigger paura ; che tanto la bradicardia da spavento degli animali che la sincope vasovagale siano più frequenti negli esemplari giovani che negli adulti; infine che tanto la bradicardia che la sincope vasovagale siano generalmente precedute da un incremento della frequenza cardiaca, segnale che generalmente viene interpretato come un aumento dell'attività simpatica Gabrielsen et al.

Sfortunatamente non sempre è stata misurata la pressione arteriosa durante la bradicardia indotta da spavento nei casi di tonic immobility. Tuttavia, in uno studio in cui sono state misurate sia la frequenza cardiaca che la pressione arteriosa durante la bradicardia indotta da spavento Adams et al. Questi cambiamenti cardiovascolari elicitati da trigger come la paura suggerirebbero che esiste una relazione tra questo fenomeno e la sincope vasovagale Alboni et al.

Questo dato smentirebbe un aspetto della Paleolithic-threat hypothesis, poiché daterebbe la comparsa della sincope vasovagale come strategia di difesa molto più indietro nel tempo e in molte più specie di animali rispetto alla teoria di Bracha et al. Una volta accertato che il meccanismo fisiologico di base sia il medesimo60, resterebbe da chiedersi come mai, nonostante il riflesso vagale sia predisposto in tutti i vertebrati, la perdita di coscienza sia abbastanza frequente negli esseri umani e molto rara negli animali.

A partire da questo interrogativo alcuni studi recenti van Dijk, ; Sheldon et al. A questo proposito la causa di questa maggiore sofferenza sembrerebbe essere la stazione eretta anche a causa del fatto che spesso la sincope si associa anche a condizioni di stress ortostatico che gli animali non hanno. La maggior parte degli animali infatti cammina sulle quattro zampe, con il collo e la testa in asse rispetto al cuore, questo dovrebbe facilitare il lavoro della pompa cardiaca e scongiurare il rischio di sincope.

Infine gli arti inferiori degli esseri umani sono molto più grandi e muscolosi delle zampe posteriori degli altri primati e delle zampe sottili degli animali a collo lungo; di conseguenza, una volta assunta la postura bipede, il ristagno del sangue negli arti inferiori degli esseri umani è molto più probabile che negli altri animali.

Tuttavia, a causa delle motivazioni sopra elencate e a causa del loro andamento quadrupede, o comunque accovacciato, questo riflesso è meno frequente negli animali.

Probabilmente per la stessa ragione la sincope vasovagale tipica è assente - o molto rara - nei primati e negli altri mammiferi La sincope vasovagale non sembra avere, a una prima analisi, un vantaggio evolutivo in quanto la perdita transitoria della coscienza e la successiva caduta a terra possono provocare traumi di varia entità, esponendo il soggetto a gravi pericoli.

Se il paziente presenta la sincope vasovagale durante la prova clinostatica, riportando in orizzontale il lettino si assiste a un rapido recupero della coscienza.

Infatti in posizione orizzontale viene ripristinato il corretto afflusso di sangue al cervello. In ultima analisi dopo un periodo di estrema allerta o paura in cui il SNS è stato coinvolto, il cervello inibirebbe quest'ultimo e contemporaneamente attiverebbe il nervo vago. Questo meccanismo permetterebbe innanzitutto di ridurre la frequenza cardiaca. Questo dato è alla base della "Heart Defense Hypothesis". Questa teoria sembrerebbe essere in grado di spiegare il fenomeno della sincope sia nel momento in cui essa si verifica in condizioni di stress ortostatico, sia se si manifesta a causa di una forte emozione.

In conclusione è possibile affermare che la sincope vasovagale tipica negli esseri umani avrebbe la stessa origine della bradicardia indotta dalla percezione di una minaccia che è osservabile in tutti i vertebrati. Sembrerebbe dunque che il SNS se attivato 63 Riflesso di autoconservazione: heart defense hypothesis. In alcuni soggetti la sincope e la inevitabile caduta a terra provocano traumi.

Inoltre in altri soggetti la sincope risulta essere spesso responsabile di problemi psicologici Kouakam et al. III Sincope vasovagale, sofferenza psicologica e trattamento. La sincope vasovagale ha decorso benigno nella maggior parte dei casi Soteriades et al.

Nei casi di sincope vasovagale i rischi per la salute fisica del paziente riguardano soprattutto gli esiti traumatici derivati dalla perdita della stazione eretta e quindi del traumatismo successivo alla caduta. Se la sincope vasovagale non ha in genere conseguenze fisiche negative, diverso è il discorso per quanto riguarda la dimensione psicologica delle persone affette da questo disturbo.

Alcune ricerche Rose et al. I punteggi ottenuti dai pazienti alla SIP hanno indicato come questi percepissero la propria condizione di salute come scarsa, in modo simile a quanto percepito da pazienti affetti da artrite reumatoide severa e da mal di schiena cronico. Per quanto riguarda la sub-scala della SIP che misura la percezione della gravità dello stato di disagio psicosociale, i punteggi erano risultati significativamente più alti rispetto ai punteggi ottenuti alla scala precedente.

Rispetto all'SCLR i pazienti con sincope vasovagale avevano ottenuto punteggi comparabili a quelli ottenuti da pazienti psichiatrici, soprattutto per le scale riferite all'ansia, alla depressione e alla somatizzazione. Secondo gli autori questi risultati potrebbero significare che la sincope vasovagale sia significativamente correlata a una scarsa percezione della propria salute fisica e uno scarso adattamento psicosociale in modo simile a quanto avviene nelle malattie croniche Linzer et al.

Nel lo stesso gruppo di ricerca condusse uno studio pilota 64 L'SCLR è uno strumento autosomministrato che consta in novanta item in grado di indagare la presenza e la gravità di sintomi di disagio psichico all'interno dell'arco dell'ultima settimana incluso il giorno della somministrazione in diversi domini sintomatologici. Il punteggio per ogni item viene attribuito in base ad una scala Likert e permette di ottenere una valutazione in grado coprire quasi interamente lo spettro psicopatologico, comprendendo tanto i sintomi esternalizzati aggressività, ostilità, impulsività , quanto quelli internalizzati depressione, somatizzazione, manifestazioni di ansia.

Per questo studio vennero arruolati 49 pazienti a cui venne somministrato il questionario in cui si chiedeva di valutare in che modo la sincope avesse influenzato la loro vita. Il test era composto da una lista di undici "aree di riduzione della qualità di vita". In una seconda fase dello studio, gli autori hanno provato a introdurre tredici nuovi item in grado di indagare lo stato del paziente rispetto al livello di ansia dovuto alla sincope, alla paura di incorrere in un episodio sincopale e alla percezione di gravità della propria patologia e li hanno somministrati agli stessi 49 pazienti.

Altri studi supportano l'idea per cui la sincope vasovagale sia inversamente correlata alla qualità di vita Oh et al. A favore di questa idea esiste, tra gli altri Linzer et al. L'SF misura due principali dimensioni della salute all'interno di due domini: quello fisico e quello psicosociale. Più basso è il punteggio assegnato per ogni scala, maggiore è il grado di compromissione di quel particolare aspetto della qualità di vita.

L'MMPI-2 è uno strumento ampiamente riconosciuto per la valutazione del profilo psicologico di soggetti adulti composto da oltre item raggruppati secondo scale specifiche per esplorare vari problemi psicologici. I pazienti e i controlli sono stati valutati anche per la presenza di eventi stressanti nella loro vita problemi familiari, lavorativi e sociali. Dall'analisi dei dati è emerso che i pazienti avevano una percezione della loro qualità di vita più bassa rispetto ai controlli non clinici in entrambi i domini salute fisica e psicologica.

La disparità aumentava ancora di più quando erano messi a confronto, all'interno del gruppo sperimentale, i pazienti con comorbidità psichiatrica rispetto ai pazienti senza diagnosi psichiatrica.

Il numero di episodi sincopali durante la vita del paziente sembrava inoltre essere significativamente correlato alla percezione del proprio funzionamento fisico, alla percezione del dolore e alla percezione del proprio stato di salute generale. Per completare il discorso dobbiamo prendere in considerazione anche la diagnosi di sincope non altrimenti specificata o di sincope la cui origine non è spiegata , dato che questa è la diagnosi che viene adottata quando è difficile arrivare a una diagnosi certa di sincope vasovagale.

Da uno studio di D'Antono et al. Per questo studio è stata rilevata la presenza di disturbi d'ansia o dell'umore nei soggetti con diagnosi di sincope un mese prima e sei mesi dopo l'head up tilt test. In psicopatica, la paranoia, la psicoastenia, la schizofrenia e l'introversione.

Più è alto il punteggio assegnato per ogni scala, maggiore è la severità del disturbo. Il cut-off è posto per un punteggio superiore a 65 punti. Sei mesi dopo la prova clinostatica, alla seconda misurazione, il livello di ansia dei soggetti è risultato essere lo stesso, nonostante le rassicurazioni e le indicazioni date ai pazienti a seguito del test.

Questi studi possono far supporre che esista una correlazione di qualche tipo tra lo stress, l'ansia e la sincope vasovagale e, ancora di più, con la sincope di origine incerta. Inoltre emerge che le rassicurazioni rispetto al decorso benigno di questa patologia non risultavano essere efficaci nell'abbassare il livello di malessere dei pazienti.

Un limite di questi studi potrebbe essere rintracciato nel fatto che sembra non essere mai stata presa in considerazione esplicitamente la possibilità per cui esista una relazione di qualche tipo tra la presenza di disturbi psicologici e la patogenesi della sincope vasovagale. A questo proposito due studi abbastanza datati avevano per primi chiamato in causa le variabili psicologiche per spiegare l'esordio della sincope. Il primo studio è di Engel , il quale specifica come gli episodi sincopali siano spesso preceduti da una previsione, reale o fantastica, da parte del paziente di incorrere in danni fisici in un contesto sociale dove mettere in atto comportamenti di attacco o di evitamento potrebbe risultare sconveniente, oppure "quando un individuo sperimenta una paura che si sente costretto a rinnegare".

Su questo filone di ricerca studi più recenti, tra cui Leftheriotis et al. Dai risultati dello studio risulta che, dopo il trattamento, il numero di pazienti soggetti a sincope vasovagale sia diminuito. Questi risultati, secondo gli autori, suggerirebbero il coinvolgimento dei disturbi psichiatrici minori nella patogenesi della sincope vasovagale. Altri autori, come Gracie et al. Gli autori hanno differenziato i pazienti responders dai non responders, tentando di isolarne anche gli stili cognitivi e cercando di capire se esista una correlazione tra un determinato stile cognitivo e il livello di distress psicologico e di compromissione funzionale.

In questo contesto di ricerca il soggetto viene definito responders se a seguito della dimissione dal ricovero in cui ha ricevuto indicazioni rispetto alla gestione della propria patologia69 sia stata registrata una diminuzione o una risoluzione completa degli episodi sincopali. Il paziente viene invece definito non responders nel caso in cui nessuno degli interventi proposti abbia fatto registrare una diminuzione degli episodi sincopali.

Infine è stata somministrata una intervista semi-strutturata che indagava progressivamente otto aree legate al vissuto del paziente prima e dopo l'episodio sincopale.

Innanzitutto si richiedeva la 69 Tra le indicazioni date ai pazienti per diminuire gli episodi sincopali figuravano: la maggiore assunzione di sale e liquidi nella dieta; l'evitamento delle situazioni capaci di innescare la sincope luoghi affollati, prolungata stazione eretta, esposizione a trigger , la terapia farmacologica fludrocortisone e midodrina a dosaggio crescente nel caso in cui le indicazioni precedenti fossero risultate insufficienti.

Successivamente si indagavano le situazioni-trigger che avrebbero potuto scatenarla. Si passava poi a indagare il contenuto dei pensieri antecedenti e conseguenti la sincope, isolando un "pensiero chiave", ovvero un pensiero che, secondo il paziente, era stato particolarmente intrusivo prima e dopo l'episodio. Si indagava allora l'impatto che questo pensiero prevalente aveva avuto nella quotidianità del paziente successivamente all'episodio sincopale.

A questo punto si indagavano le strategie di coping, ovvero l'insieme dei comportamenti di cui il paziente disponeva per fronteggiare questi episodi e gli si chiedeva se alcune di queste strategie potessero essere state efficaci nella gestione del problema. Poi si indagava la disponibilità di strategie di coping che il paziente poteva utilizzare per far fronte ai pensieri intrusivi che riguardavano la sincope.

Analizzando i dati raccolti è stato possibile distinguere tre diversi "stili" di coping tra cui il più frequente era la "tendenza all'evitamento e alla protezione di sé", presente sia nei responders che nei non responders, anche se più accentuato nei secondi.

A seguire sono state rintracciate tendenze più blande alla "cautela" o, al contrario, alla "sfida" rispetto alla problematica più comune nei responders rispetto agli altri pazienti. Rispetto ai pensieri più frequenti dei pazienti dopo un episodio di sincope troviamo: la paura di come gli altri possano percepire il paziente; la paura di incorrere in un danno fisico o di mettere in pericolo gli altri; la paura di perdere l'indipendenza e il benessere; la paura di perdere la vita assente nei responders ; la paura di pesare sulla vita degli altri e infine la paura di perdere il controllo.

La maggior parte delle volte questi pensieri si presentavano sotto forma di ruminazione. I risultati dei test eseguiti per misurare il distress emozionale dei due gruppi di pazienti hanno indicato anche livelli clinicamente significativi di ansia e depressione.

I non responders inoltre sono risultati mediamente più ansiosi tanto a livello di ansia di stato che di tratto dei responders oltre che più spaventati e più gravemente compromessi nel proprio funzionamento globale. E' inoltre stata riscontrata una forte correlazione positiva tra il livello di ruminazione e i livelli di distress emotivo rilevato dalla HADS e di compromissione funzionale rilevata dalla SFSQ.

Poiché questi dati sono risultati indipendenti da altre variabili, secondo gli autori è possibile credere che la ruminazione dei pazienti sia associata a un aumento di ansia, depressione e compromissione funzionale Gracie et al. Inoltre, siccome i pazienti soggetti a sincope vasovagale avevano un notevole grado di distress psicologico, gli autori suggeriscono che sarebbe opportuno che la gestione di questa problematica non sia ristretta soltanto alla gestione dei sintomi sincopali o pre-sincopali.

In questo modo si terrebbe conto anche di come queste persone stanno affrontando la loro problematica e quanto questa stia influenzando il loro stile di vita. Le informazioni che arrivano dall'esterno ai nostri sensi permettono al sistema nervoso di valutare in maniera piuttosto costante i rischi presenti nell'ambiente. E' stato confermato da alcuni studi Gray, ; Kimble et al. Marazziti et al. Sledge ha esaminato gli antecedenti psicologici di un gruppo di soggetti affetti da sincope vasovagale e ha dimostrato che tanto la paura, l'ansia e la sensazione di minaccia alla propria incolumità fisica un'iniezione o altre procedure mediche , quanto la paura di una "minaccia sociale" la mortificazione o la ridicolizzazione in pubblico possono essere trigger per la sincope vasovagale.

Nel suo lavoro l'autore spiega che in entrambi i casi l'interpretazione che i soggetti davano a quelle situazioni era collegata alla necessità di "cedere" alla minaccia percepita, piuttosto che attivare contromisure socialmente inappropriate. L'autore arriva quindi a sottolineare come le pressioni sociali sia reali che immaginate, al pari delle minacce fisiche, siano in grado di creare un conflitto irrisolvibile tra la preparazione all'azione e la rassegnazione impotente alla minaccia.

Effettivamente Barlow et al. A questo proposito Porges ha coniato il termine neurocezione per descrivere il modo in cui "i circuiti neurali sono in grado di distinguere situazioni o persone sicure, da quelle pericolose o minacciose per la vita" Porges, , p. Grazie a quello che abbiamo ereditato come specie, la neurocezione avviene senza consapevolezza in parti primitive del cervello Morris et al. Anche se non siamo consapevoli del pericolo a livello cognitivo, a livello neurofisiologico il nostro corpo ha già iniziato a costruire la sequenza dei processi neurali che faciliterebbero un'azione di difesa adattiva come l'attacco, la fuga o il freezing.

Per altri la risposta è più esplicita [ Per scegliere il comportamento giusto di avvicinamento o di difesa, il sistema nervoso deve fare due cose: valutare il rischio ambientale e, se il contesto lo consente, abbassare le reazioni di difesa primitive che si basano su attacco, fuga o freezing. Una neurocezione errata, ovvero una valutazione non efficace del livello di sicurezza o di pericolo insiti in una situazione, contribuirebbe alla messa in atto di comportamenti difensivi disfunzionali dati da una reattività fisiologica mal adattiva.

Le risposte da stress, nel caso in cui l'ambiente è sicuro, dovrebbero bloccarsi. Allo stesso modo, la neurocezione della sicurezza ci eviterebbe di adottare comportamenti di tonic immobility o di spegnimento emotivo, inibendo l'attivazione di stati fisiologici che consistono in crolli significativi della pressione sanguigna, della frequenza cardiaca e respiratoria i quali provocano la sincope o l'apnea.

Il termine neurocezione potrebbe anche essere in parte assimilato a quello che altri autori come van Boxtel et al.

L'anticipazione cognitiva dello stimolo avviene senza la consapevolezza da parte dell'individuo e consiste nell'attivazione di alcune parti specifiche del cervello che organizzano una serie di cambiamenti fisiologici preparando l'organismo a una più efficiente interazione con l'ambiente.

Su queste basi Buodo et al. In particolare, l'anticipazione di solito è studiata per mezzo di paradigmi sperimentali in grado di evocare un potenziale lento corticale, la Variazione Negativa Contingente CNV. Tuttavia, per studiare l'elaborazione cognitiva di stimoli non legati al movimento, ma, ad esempio, alla visione di diapositive, alcuni autori come Lumsden et al. Questa idea è corroborata da studi più recenti, tra cui quello di Brunia et al.

In più, grazie a uno studio di Poli et al. Altre importanti informazioni in merito ci giungono inoltre dagli studi di Regan et al. Su questa base teorica, Buodo et al. In questo modo, al crescere del numero di stimolazioni, la morfologia del segnale risulterà più definita dando origine ad un ERP.

Gli ERP riflettono quindi l'attività sincrona di un ampio numero di neuroni che rispondono alla presentazione dello stimolo e sono coinvolti nella sua elaborazione. Gli ERP sono costituiti dalla variazione del potenziale di membrana dei neuroni post-sinaptici attivati per l'analisi dello stimolo.

Gli ERP si classificano in base alla polarità dell'onda positiva o negativa , all'ampiezza, alla latenza rispetto all'inizio della stimolazione e alla loro posizione sullo scalpo. Kumari et al. Per questo studio gli autori hanno utilizzato un paradigma che consisteva nella somministrazione di immagini in grado di elicitare un alto livello di attivazione sia positivo che negativo e di immagini neutre In particolare, ogni immagine che gli autori avevano etichettato come S2 era preceduta da una parola congruente all'immagine imminente S1.

L'ampiezza della SPN che precedeva l'insorgenza di S2 era considerata un indice di previsione emozionale, mentre altri ERP come la P e il potenziale positivo tardivo LPP erano misurati come indici classici di impegno attentivo. Poiché nella vita quotidiana alcune situazioni ad alto carico emotivo possono essere dei trigger per le sincopi dei pazienti e poiché l'anticipazione emozionale per stimoli negativi si riflette in negatività elettrocorticale nei fenomeni di anticipazione emotiva Amhrein et al.

Inoltre, i soggetti sperimentali avrebbero dovuto impiegare più risorse attentive rispetto ai controlli per la loro tendenza a interpretare gli stimoli come probabili fattori scatenanti. Questo si sarebbe dovuto riflettere in una P di grande ampiezza rispetto a quanto avveniva per le parole ad alto contenuto attivante, oltre che in una LPP e in una P di grande ampiezza a seguito dell'esordio di S 2.

Dall'analisi dei dati queste previsioni sono state disattese: la SPN dei soggetti sperimentali non differiva in maniera significativa da quella dei controlli. Tuttavia è stato riscontrato che il pattern di attivazione cerebrale durante l'anticipazione emozionale era marcatamente differente tra il gruppo sperimentale e quello di controllo. I pazienti, rispetto ai controlli, alla presentazione di un S1 positivo rispondevano con onde P di minore ampiezza situate sulla linea mediana dell'emisfero sinistro e alla presentazione di un S 1 negativo rispondevano con onde simili ma situate sulla linea mediana dell'emisfero destro.

Gli autori ipotizzano che la ridotta ampiezza della P rispetto alla presentazione di S1 emotivi sia una strategia che i pazienti usano per attenuare la risposta emozionale agli imminenti stimoli eccitanti.

Questa ipotesi è corroborata da alcuni studi Ochsner et al. Già Poli et al. Nello studio di Buodo et al. L'auto-distrazione si evincerebbe dalla 74 In accordo con la teoria di Abbassi et al.

Secondo tale teoria entrambi i lobi lavorano simultaneamente per attribuire un significato alle parole a contenuto emotivo. Tuttavia è interessante notare come l'auto-distrazione nei momenti precedenti lo stimolo non intacchi la successiva attivazione di aree cerebrali coinvolte nell'elaborazione emotiva Secondo gli autori è possibile quindi ipotizzare che la risposta sincopale a seguito della esposizione a stimoli emotivi sia il risultato di una interazione disfunzionale tra l'elaborazione dei contenuti emotivi a livello sottocorticale e le regioni del tronco encefalico che mediano la risposta autonomica la quale si riflette a livello cardiovascolare Da tutti questi dati Buodo et al.

Questi risultati assumono rilevanza poiché - come è noto - la mancata attivazione di strategie flessibili di risposta alle situazioni attivanti è alla base di patologie psicologiche come la depressione, l'ansia generalizzata, il disturbo di attacco panico e di patologie fisiche come l'ipertensione arteriosa e le malattie coronariche Thayer et al.

Alcuni studiosi tra cui Linzer et al. Tuttavia, queste non sono le uniche patologie in cui si registra la presenza della sincope vasovagale. A questo proposito alcuni studi come quelli di Leymann et al.

Inoltre, nel suo lavoro del , Bracha riporta che l'indagine sulla sincope vasovagale potrebbe essere utile per comprendere i disturbi stress-correlati, tra cui il PTSD. Diversi studi concordano sul dato per cui l'essere umano per funzionare correttamente abbia bisogno di una mente integrata Marmar et al.

Per integrazione si intende il processo mediante il quale le varie strutture mentali riescono a organizzare in maniera coerente e interdipendente le sensazioni provenienti dall'ambiente esterno e interno, incluse le percezioni sensoriali e le risposte emotive e comportamentali Conway et al. Quando, più tardi, le persone sono chiamate a confrontarsi con i ricordi del trauma, tipicamente tendono a "rivivere" la loro risposta originale all'evento traumatico Keane et al. Schauer et al. La sequenza effettiva delle risposte di difesa messe in atto dall'individuo dipenderebbe dalla percezione della gravità della minaccia in relazione alla propria capacità di fronteggiarla.

In questa cornice teorica, la sincope vasovagale verrebbe inserita all'interno di una catena di risposte che sembrano seguire un andamento a "U". Inizialmente lo stimolo viene valutato come nuovo e potenzialmente pericoloso per cui l'organismo risponde con un atteggiamento di freezing, ovvero di immobilità attentiva Pavlov, Il Freezing è caratterizzato da un insieme di risposte corporee finalizzate a rendere maggiormente efficace l'elaborazione dello stimolo tra cui la dilatazione pupillare e un calo transitorio della frequenza cardiaca.

Successivamente, dopo aver calcolato il modo migliore per farlo, solitamente l'organismo fugge, ma nel caso in cui questo non sia possibile, l'organismo sceglie di combattere.

Questa fase è controllata dal sistema simpatico ed è caratterizzata da vertigini, sensazione di irrealtà, palpitazioni, tensione muscolare, ecc.

Se, tuttavia, non ci sono possibilità di vittoria sul predatore l'organismo adotterà la tonic immobility, nella speranza che il predatore perda interesse nei suoi confronti. L'insieme di queste esperienze prende il nome di dissociazione peritraumatica. A questo proposito diversi studi Page, ; Birmes et al. Le reazioni successive alla tonic immobility, le quali costituiscono la fase discendente della "U", sono gestite dal sistema nervoso parasimpatico.

Secondo gli autori in questa fase è proprio l'interazione tra il sistema nervoso centrale e il sistema nervoso parasimpatico a determinare l'insorgenza di alcuni stati dissociativi di risposta al pericolo shut-down reaction tra cui la pietrificazione e la sincope.

La persona si "pietrifica" e sviene a causa della contemporanea disattivazione del sistema nervoso simpatico e attivazione del sistema nervoso parasimpatico. A questo proposito, Berntson et al. E' noto che la memoria del trauma possa innescare un brusco aumento del livello di aurosal e possa provocare un forte stato d'ansia nel paziente affetto da disturbo post-traumatico da stress, soprattutto se quel paziente ha risposto all'evento traumatizzante con tentativi di attacco o di fuga.

I muscoli allora passerebbero da uno stato di massima contrazione a uno di estrema debolezza, la persona diventerebbe sempre meno capace di mettere in atto movimenti volontari e potrebbero essere presenti anche difficoltà nella produzione del linguaggio.

A questo proposito gli autori riportano che "anche se il soggetto si sforza, non riesce a emettere suoni [ Il paziente riferisce che la percezione degli stimoli interni ed esterni si affievolisce, le voci e i suoni diventano lontani, gli stimoli visivi sbiadiscono o diventano irreali derealizzazione.

Gli stimoli cinestesici, somestesici e nocicettivi non sembrano più raggiungere le unità centrali, causando variazioni nella consapevolezza del corpo e perdita di controllo depersonalizzazione " Schauer et al. Da alcuni anni è stato chiarito che a garantire questi apprendimenti riferiti a stati spiacevoli o paurosi è l'amigdala Schiller et al.

I pensieri intrusivi possono poi essere considerati come esposizioni ripetute a frammenti di evento traumatico e possono determinare un corrispondente set di risposte dominato da iper-aurosal o da fenomeni dissociativi, a seconda di quale reazione la persona abbia avuto al momento del trauma. Nel momento in cui i frammenti di ricordi vengono rievocati da cue ambientali innocui, oppure nel momento in cui il paziente racconta la sua esperienza in terapia, l'intera rete di associazioni si attiva, attivando anche le risposte di coping fisiologiche e comportamentali messe in atto in precedenza Lang, ; ; Bradley et al.

Già nel Bolles et al.

Studi successivi Pitman et al. A questo proposito van der Hart et al. Secondo questa teoria le diverse reazioni dissociative che si possono osservare nei pazienti sono mediate da diverse aree del sistema nervoso.

In particolare, la risposta dissociativa caratterizzata da ipoarousal, appiattimento emotivo e immobilità sarebbe mediata dal nucleo motore dorsale del vago, in accordo con la teoria di Porges Nel Lanius et al. Il gruppo di controllo era invece costituito da nove donne e da un uomo che erano stati esposti a esperienze traumatiche meno gravi e non continuative CADSS 84 per ottenere i valori di base-line dei soggetti prima del compito e hanno poi misurato gli stessi parametri durante il compito.

Inoltre i soggetti del gruppo sperimentale riportavano un aumento significativo dei punteggi della CADSS durante la visione delle immagini rispetto alla base-line, cosa che non accadeva invece nel gruppo di controllo. Per quanto riguarda la risposta cardiaca, nel gruppo sperimentale gruppo in cui i pazienti hanno riferito sintomi di dissociazione ,non è stato registrato nessun aumento della frequenza cardiaca, in contrasto con i risultati ottenuti nel gruppo di controllo.

La mancanza di attivazione della risposta simpatica di iperaurosal nel gruppo sperimentale è risultata concorde con quanto già riscontrato in studi precedenti Lader et al.

Secondo gli autori le differenze osservate tra il gruppo sperimentale ovvero nei pazienti andati incontro a dissociazione e ipoaurosal e il gruppo di controllo pazienti con risposte di iperaurosal sottolineano come alle risposte di iper e ipo arousal siano sottesi diversi meccanismi clinici, neurobiologici e psicofisiologici Griffin et al. A questo proposito, in uno studio del , Lader et al. Griffin et al.

Alla luce di questi e di altri studi Nemiah , Kihlstrom , van der Hart et al. In più gli studi di Albach , Wetzel e Walker et al. Per valutare con maggiore sistematicità il legame tra dissociazione e disturbi somatoformi, Nijenhuis et al. Più recentemente, Bonadies et al.

Per questo studio sono stati arruolati sessanta soggetti. Il gruppo sperimentale era composto da trenta pazienti con diagnosi di sincope vasovagale, mentre il gruppo di controllo era composto da trenta soggetti sani.

A entrambi i gruppi è stata somministrata una scheda per individuare le principali caratteristiche anamnestico-cliniche e socio-demografiche. In più, per i soggetti appartenenti al gruppo sperimentale sono stati proposti dei colloqui psicologici con lo scopo di effettuare una valutazione clinica.

I colloqui sono stati effettuati in modo da esplorare aree specifiche quali la storia della sintomatologia, il passato della persona con particolare interesse per le relazioni familiari infantili, la storia di vita attuale del soggetto e le prospettive per il futuro. Il gruppo sperimentale, inoltre, ha riferito almeno un episodio sintomatico negli ultimi sei mesi. Rispetto ai punteggi ottenuti alla TAS, sette pazienti del gruppo sperimentale e solo un paziente del gruppo di controllo hanno presentato punteggi tali da lasciar supporre la presenza di alessitimia.

Inoltre i soggetti tendevano a narrare la storia della loro vita con scarsi riferimenti temporali e con confusione, spesso con notevoli dettagli ma senza un senso di chiarezza e coerenza generale Bonadies et al.

Nervo vago: la chiave per migliorare molti sintomi e disturbi? - L'Altra Riabilitazione

I pazienti del gruppo sperimentale tenderebbero anche a eliminare dalla coscienza i propri vissuti emozionali che diventano quindi impossibili da contattare ed esprimere poiché non adeguatamente elaborati a livello cognitivo.

Un ulteriore dato emerso dai colloqui riguarda le relazioni che legano i soggetti con i genitori. Questi problemi relazionali inerenti alla separazione e all'individuazione sarebbero rintracciabili tanto rispetto alle famiglie di origine quanto rispetto alle relazioni affettive attuali Bonadies et al. Alla luce di questi dati, gli autori si sono trovati concordi con quanto riscontrato in altri lavori Bowlby ; per cui gli eventi traumatici e i ricordi legati a essi sono considerati degli elementi che permangono per tutta la vita, capaci di influenzare tutte le relazioni successive.

Riflesso vagale: informazioni

In particolare questi dati potrebbero essere spiegati ricorrendo alla teoria di Fonagy et al. Questo sarebbe testimoniato dal fatto che nel gruppo sperimentale di Bonadies et al.

Alla luce di questi e di altri studi Herman, ; Saxe et al, ; Draijer et al. Recenti studi Bracha, ; Baldwin, collegano la dissociazione somatoforme al fenomeno psicobiologico di totale sottomissione utilizzato da tutti i mammiferi nel momento in cui nell'ambiente ci sia una minaccia significativa per la vita. La sincope verrebbe quindi concepita come una risposta post-traumatica somatoforme. Per comprendere meglio il meccanismo che lega il trauma alla sincope vasovagale negli esseri umani sembra necessario soffermarsi su una teoria elaborata da Liotti et al.

I SMI sono strutture selezionate dall'evoluzione in grado di regolare e controllare la condotta sociale e l'interazione con l'ambiente interpersonale Zangrilli et al. Essi funzionano con specifici segnali di attivazione e di disattivazione e quando attivati sono in grado di organizzare il comportamento sociale e l'esperienza emozionale dell'individuo nella sua relazione con l'ambiente partecipando con altri sistemi alla costruzione di rappresentazioni di sé con l'altro.

Il prodotto di questi sistemi a livello dell'esperienza cosciente è l'emozione anche se essi sono attivati e operano prevalentemente al di sotto della soglia di coscienza. Se la relazione tra bambino e caregiver è problematica, questo potrebbe pregiudicare lo sviluppo sano della metacognizione, necessaria all'elaborazione simbolica dell'esperienza emozionale. In questi casi, l'emozione potrebbe essere vissuta solo come un insieme di stati fisici diffusi piuttosto che come un sentimento consapevole esprimibile verbalmente.

I traumi relazionali precoci possono ostacolare questo processo e causare la presenza di "parti dissociate della personalità" che si manifestano attraverso una sintomatologia mentale disturbi dissociativi e fisica dissociazione somatoforme Nijenhuis et al. In questa teoria, la sincope vasovagale è stata intesa come possibile manifestazione dissociativa somatoforme Zangrilli et al.

Nel Caretti et al. In base a questa ipotesi, i ricercatori si aspettavano di trovare nel gruppo dei pazienti la presenza di un elevato numero di disturbi dissociativi e di alessitimia. Dall'analisi dei dati è emerso che i pazienti che lamentavano sintomi dissociativi presentavano punteggi elevati alla DES, alla SDQ e alle sottoscale della CECA Q riferite alla negligenza paterna, all'antipatia materna, all'abuso e alla gravità dell'abuso sessuale.

Gli studi di correlazione hanno evidenziato 91 SDQ; Nijenhuis et al. La sottoscala riferita al maltrattamento da parte dei genitori della CECA Q si è rilevata essere associata alle sottoscale della TAS 20 riferite al maltrattamento materno e paterno. La regressione logistica ha anche evidenziato che la gravità delle condotte sessuali e la gravità dell'abuso fisico perpetrati sui pazienti sarebbe associata in modo indipendente con la presenza di disturbi dissociativi.

Questi risultati suggerirebbero per gli autori il ruolo della trascuratezza e dell'abuso genitoriali nell'infanzia rispetto alla presenza di disturbi dissociativi in questo gruppo di pazienti. Inoltre, le associazioni riscontrate tra vissuti di vergogna e dissociazione somatoforme, tra dissociazione psicologica e alessitimia, oltre che l'associazione tra abuso, trauma e alessitima avrebbero permesso agli autori di considerare la sincope vasovagale come una dimensione dissociativa di tipo somatico.

Zangrilli et al. Per questo studio sono stati valutati trentuno pazienti adulti con sincope vasovagale. Gli autori hanno rilevato dai risultati dello screening la presenza di sintomi psicopatologici organizzati secondo cinque principali famiglie di sintomi, tra cui i sintomi riferiti ai disturbi dissociativi, ai disturbi d'ansia, alla depressione, ai disturbi di personalità, ai disturbi da stress post traumatici; in più gli autori hanno assegnato alla categoria "assenza di patologia" i pazienti "sani", ovvero coloro i quali, dai test, non risultavano assegnabili a nessuna delle altre categorie.

Gli autori hanno ritenuto opportuno raggruppare questi disturbi in classi poiché il livello di distress psicologico riscontrato in alcuni dei pazienti non era tale da costituire una diagnosi conclamata ma si caratterizzava come sintomatologia sub-clinica. In questi pazienti "sani" sarebbero insomma presenti caratteristiche riconducibili al funzionamento alessitimico che nello studio precedente era stato collegato al trauma. Numerosi studi concordano sul fatto che l'alessitimia sia un fattore di rischio in grado di interagire con altri fattori nella determinazione di varie patologie somatiche Taylor et al.

In un altro studio, Liotti ha arruolato trenta pazienti adulti che avevano sperimentato sincopi vasovagali nell'ultimo anno e che presentavano un esito positivo alla prova clinostatica, assenza di patologie cardiache e neurologiche. A questi pazienti sono stati somministrati una batteria di test e una intervista della durata di 45 minuti circa, mirata a elicitare il sistema di attaccamento e indagare l'esperienza della malattia.

I ricercatori hanno successivamente analizzato i risultati dei test e i trascritti delle consultazioni psicologiche per rilevare i sistemi motivazionali attivi in quel momento I ricercatori 92 Secondo questa teoria, l'essere umano agirebbe sulla base di alcune motivazioni dal valore adattivo MOI. Le MOI si attivano e si alternano in momenti diversi della vita, in base a determinati scopi. Secondo Liotti gli operatori motivazionali sarebbero costituiti dal sistema dell'attaccamento, dell'accudimento, del rango, dal sistema sessuale, dal sistema cooperativo-paritetico e dai sistemi di gioco sociale e afflilazione.

Tutti questi sistemi sarebbero poi costituiti da motivazioni a base innata e sarebbero regolati dalle esperienze. Per quanto riguarda il sistema dell'attaccamento, ad esempio, sulla base della qualità e della tipologia delle interazioni che avvengono con il caregiver, si configurerebbe uno stile di attaccamento specifico: organizzato sicuro o disorganizzato nel caso in cui bambino non abbia appreso alcuna strategia comportamentale per l'ottenimento di cure, a causa del fatto che la figura di attaccamento non ne propone o non risponde a nessuno dei tentativi messi in atto dal soggetto.

Secondo Cortina et al. Secondo questa ottica, la sincope rappresenterebbe quindi una strategia inconsapevolmente messa in atto dal paziente per gestire la sofferenza. Il trattamento principale per la sincope vasovagale è un trattamento farmacologico diretto a ridurre il numero di episodi sincopali. Tuttavia nel corso degli ultimi anni sono stati introdotti interventi successive alla vita delle persone Ammaniti et al.

Liotti afferma che le conseguenze della precoce disorganizzazione dell'attaccamento si possano tradurre in un deficit delle funzioni integratrici della coscienza, nella fragilità nella coesione del Sé e nella tendenza alla dissociazione. A questo si deve aggiungere, secondo Liotti et al. Rispetto alla dimensione psicologica dei pazienti con sincope vasovagale Ammirati et al. Infatti i pazienti che hanno sincopi vasovagali ricorrenti vivrebbero con la costante paura di svenire, il che si assocerebbe a un peggiore risultato dei trattamenti tradizionali Cohen et al.

A questo proposito Gracie et al. Nella review gli autori specificano che siccome da alcune ricerche è emerso che i pazienti con sincope avrebbero un'alta prevalenza di distress psicologico Sledge et al.

In più, questi autori riportano che le caratteristiche di personalità più frequenti riscontrate in questi individui sarebbero la disciplina, l'organizzazione, il perfezionismo, la puntualità e la sensibilità. Inoltre coloro i quali tentano di fronteggiare con diverse strategie di coping, ma senza aiuto esterno, i loro sintomi, tenderebbero a vivere un maggior livello di stress A questo proposito, lo studio di Shaffer et al.

I pensieri riportati da questo gruppo di persone erano inerenti soprattutto alla visione pessimistica del futuro, ai problemi rispetto alla propria indipendenza, ai problemi che avrebbero potuto nascere nelle loro relazioni intime e professionali, oltre che alla preoccupazione per i propri sbalzi di umore riferiti a seguito dell'episodio sincopale.

All'interno di questa cornice, la sensazione di non avere o di avere pochissimo controllo sul proprio corpo porterebbe questi pazienti a sviluppare paura ed evitamento nei confronti di alcuni luoghi e di alcune attività, con un cattivo impatto sulla loro qualità di vita. In questo senso, nei casi in cui la sincope risulti essere invalidante è quindi consigliato ai pazienti di intraprendere un percorso psicoterapico Gracie et al.

A questo proposito Gaynor et al. Tutti i trattamenti cognitivo-comportamentali della sincope vasovagale iniziano con un approccio psicoeducativo teso ad aumentare la consapevolezza del paziente circa la malattia, a riconoscere e gestire i 94 "CBT is an effective treatment in those with difficult to manage VVS. Europace ; 5: — " Newton et al. Queste strategie comportamentali sono chiamate "manovre di contropressione" e sembrano essere in grado di determinare un aumento significativo della pressione arteriosa durante la fase prodromica della sincope vasovagale e, in molti casi, permettono al paziente di evitare la perdita di coscienza Brignole et al.

In particolare è stato osservato da van Dijk et al. Per il loro studio van Dijk et al. A questo proposito alcuni studi Öst et al. Viene chiesto al paziente di sceglierne una e di mantenerla fino alla scomparsa dei prodromi sincopali, o di ripeterle per due o tre volte nel caso in cui i prodromi dovessero ricomparire.

Possono interessare le gambe viene chiesto ai pazienti di incrociare le gambe tra loro e tenderne i muscoli Krediet et al. In particolare, in tre studi del , e del Öst et al. Lo scopo di questi studi consisteva nell'insegnare ai pazienti delle strategie in grado di scongiurare le recidive sincopali nell'arco di cinque sessioni terapeutiche. I metodi utilizzati con i pazienti consistevano nell'insegnamento delle manovre di contropressione, nell'esposizione in vivo al trigger e in una terapia di mantenimento in cui il paziente si impegnava a esporsi a situazioni elicitanti la sincope.

Thompson nel ha provato a utilizzare la CBT su un paziente affetto da sincope vasovagale alla vista del sangue per tredici sedute di un'ora. Le tecniche utilizzate consistevano in una combinazione di esposizione in vivo al trigger, di tecniche di contropressione e di interventi di ristrutturazione delle cognizioni inerenti alla propria condizione.

Thompson ha registrato l'assenza di recidive durante il trattamento e un minor numero di recidive nel periodo successivo a esso. Deacon et al. Le sue reazioni psicofisiologiche erano caratterizzate dalla risposta bifasica tipica della sincope vasovagale98 Öst et al.

La paziente è stata sottoposta a nove ore di CBT in due giorni e le sono state insegnate le manovre di contropressione. La frequenza degli episodi sincopali a seguito del trattamento è scesa da 7 episodi al mese a 1. Questo risultato è inoltre risultato stabile per tutti i successivi dodici mesi di follow-up. In un altro studio del , Newton et al. I pazienti non avevano diagnosi psichiatriche conclamate ma al momento 98 La risposta bifasica consiste in un iniziale incremento dell'arousal dovuto alla subitanea iperattivazione del sistema nervoso simpatico, seguito da un brusco decremento dovuto a un alto tono vagale.

I pazienti sono stati sottoposti a terapia CBT in combinazione con le terapie di contropressione per un anno, con una media di tre sedute mensili. La terapia ha cercato di correggere i pensieri automatici e le credenze disadattive oltre che l'ipervigilanza nei confronti dei segnali somatici connessi con la sincope, e di eliminare le restrizioni comportamentali legate a strategie di coping disadattive.

I pensieri automatici individuati dai clinici consistevano in un errato giudizio sulla probabilità di svenire in alcune situazioni, in timori eccessivi nei confronti delle possibili conseguenze negative della sincope e nella credenza di non avere alcun controllo sul proprio corpo.

Nei dodici mesi successivi alla fine del trattamento, i pazienti hanno riportato un numero molto ridotto di episodi sincopali mensili range , a fronte di un range di riferiti prima del trattamento , inoltre, il numero di consultazioni richieste dai pazienti è fortemente diminuito rispetto al periodo precedente. A seguito di questi risultati, la CBT unita all'insegnamento delle manovre di contropressione è stata inserita tra le strategie a lungo termine per la prevenzione delle recidive nel "Newcastle protocol" Parry et al.

In particolare, secondo gli autori, la CBT sembra essere utile a ridurre i sintomi riferiti all'ansia, alla depressione e alla paura di recidive nei pazienti con sincope vasovagale Parry et al.

In uno studio del Bernard et al. A ogni paziente è stato chiesto di tenere un diario giornaliero al fine di auto- monitorarsi per tutta la durata dello studio. All'interno del diario il paziente era tenuto a valutare su di una scala da 0 a una serie di parametri. I parametri che i pazienti dovevano tenere in considerazione 99 "Pilot work from our unit has shown enormous benefit from cognitive behavioural therapy, with therapy being particularly useful in those with anxiety, depression and fear of syncope".

Parry et al. Il trattamento è consistito in un intervento psicoeducativo teso ad aiutare i pazienti a comprendere i meccanismi biologici sottesi alla sincope, a identificare i principali eventi scatenanti e a modificare il loro stile di vita in modo da prevenire le recidive sincopali. Successivamente è stato presentato il modello cognitivo.

Tra queste tecniche comparivano un training per il controllo della respirazione, tecniche di rilassamento per migliorare la consapevolezza del proprio corpo e tecniche di problem solving. Alla fine del trattamento tre pazienti su quattro hanno registrato una forte diminuzione del numero di episodi prodromici e sincopali.

Il livello di distress emotivo è diminuito a favore di un miglioramento del loro funzionamento globale.

Tutti i pazienti hanno anche registrato un decremento dell'ipervigilanza e della preoccupazione rispetto alla perdita di coscienza. Questi risultati sono risultati stabili al follow-up in tutti i pazienti tranne uno. Tuttavia, prima di poter generalizzare tali risultati, l'efficacia di questi trattamenti dovrà essere verificata da studi randomizzati e controllati con placebo, su campioni di popolazione più grandi Giada et al.

Conclusioni Nel corso della stesura di questo elaborato ho preso in considerazione lo studio del quadro psicofisiologico della sincope vasovagale. L'idea di base era di valutare questo sintomo all'interno di una visione olistica, capace di considerare l'essere umano come un sistema in cui corpo e mente sono indissolubilmente legati e aperti al mondo circostante. Questo lavoro nasce inoltre con l'intento di far luce sugli aspetti psicofisiologici di una risposta che si manifesta come reazione a particolari stressor, che è presente nel repertorio comportamentale di alcune persone e che si presenta con particolare frequenza in alcune psicopatologie legate all'ansia, alla depressione e al trauma.

Nel momento in cui l'essere umano si trova a dover fronteggiare stimoli percepiti come estremamente minacciosi, a livello fisiologico, si attiverebbe una risposta di emergenza mediata dal nervo vago, il quale, interagendo con il sistema cardiocircolatorio, determinerebbe un abbassamento della pressione arteriosa e una decelerazione della frequenza cardiaca. Questi cambiamenti fisologici repentini sarebbero poi responsabili dell'ipoperfusione cerebrale e quindi della perdita di coscienza.

L'analisi del meccanismo sottostante la sincope, secondo alcuni autori Porges, ; Schauer et al. Approfondire i meccanismi della sincope vasovagale potrebbe essere poi essere d'aiuto ai professionisti della salute mentale al fine di indirizzare nel miglior modo possibile la diagnosi e i trattamenti. Le principali teorie elaborate rispetto alla sincope vasovagale sono: la Teoria Polivagale Porges, , la Conflict Theory e la Heart Defense Hypothesis Alboni et al.

La "Teoria Polivagale" di Porges nasce da un intenso lavoro di ricerca durato numerosi anni, si poggia sulla conoscenza del sistema nervoso autonomo umano e animale, sui concetti della biologia evoluzionista e della neurofisiologia comparata. Nel corso del tempo, Porges e colleghi hanno elaborato modelli di funzionamento del sistema nervoso partendo da problemi clinico- applicativi ed estendendo il proprio ambito di indagine ben oltre la sintomatologia della sincope, creando modelli di funzionamento del cervello in una prospettiva relazionale.

Tuttavia, in letteratura sono presenti pochi lavori sistematici rispetto al solo fenomeno della sincope vasovagale nell'ottica della teoria polivagale. Su un altro versante, la "Conflict Theory" di Bracha e colleghi si è sviluppata grazie agli studi condotti su pazienti affetti dalla fobia del sangue e sugli studi di paleobiologia. Questi studi hanno permesso agli autori di considerare la sincope vasovagale come una risposta peculiare dell'essere umano.

La maggior parte delle critiche mosse a questa teoria riguarda l'idea per cui sarebbe molto improbabile che un tratto evolutivo si sviluppi propriamente negli esseri umani e non, per esempio, nei primati in generale, i quali sono stati esposti ai medesimi rischi a cui sono stati esposti gli ominidi. Infine, la "Heart Defence Hypothesis" è la più recente tra le teorie disponibili e cerca di conservare la tendenza a creare una sola spiegazione valida per tutti i vertebrati per spiegare fenomeni simili.

In particolare, nel lavoro di Alboni e colleghi viene descritto come in realtà la tonic immobility che sperimentano gli animali e la sincope vasovagale sperimentata dagli esseri umani sia dovuta a meccanismi simili ma con esito diverso a causa delle differenze anatomiche tra le specie. Questa teoria, essendo relativamente nuova, non dispone ancora di molti studi in merito; inoltre essa non sembra tener conto della prospettiva clinica.

Alboni e colleghi considerano la sincope come un tratto evolutivo e non direttamente come un disturbo, tuttavia sembra che la sincope sia un sintomo e che la sua comparsa provochi un elevato livello di distress psicologico nelle persone che la sperimentano.

A prescindere dal perché la nostra specie abbia selezionato una tale risposta, alcuni autori si sono interessati al suo significato clinico. Da un punto di vista medico si è sottolineato come la sincope vasovagale sia difficile da diagnosticare nonostante i protocolli diagnostici elaborati negli ultimi anni Poggi et al. Di fatto, i trattamenti per la sincope vasovagale indicati dalle linee guida internazionali prendono in considerazione soprattutto gli interventi psicoeducativi, comportamentali e i trattamenti farmacologici a breve termine Kemp et al.

Grazie all'apporto di alcuni lavori come quello di Newton et al. Gli interventi cognitivi e comportamentali potrebbero aiutare a ristrutturare le credenze disfunzionali che i pazienti hanno rispetto alla propria patologia e sembrerebbero essere in grado di alleviare la loro sofferenza, riducendo il numero di recidive, arginando i comportamenti di evitamento e migliorando la sintomatologia ansiosa e depressiva che spesso si riscontrano in questi pazienti Gracie et al.

Le ricerche scarseggiano anche rispetto al possibile collegamento tra la sincope vasovagale ricorrente, le esperienze traumatiche e il disturbo post-traumatico da stress. Alcuni autori Schauer et al. Nijenhuis ha rielaborato il costrutto di "dissociazione somatoforme" al fine di indicare la possibilità per l'essere umano di esperire una alterazione del proprio stato di coscienza attraverso meccanismi fisiologici, con il fine di evitare il contatto con un agente traumatico ritenuto insopportabile.

Studi successivi dovrebbero prendere in considerazione queste lacune presenti nella letteratura al fine di dare una spiegazione il più possibile trasversale della sincope vasovagale e dei suoi collegamenti con la psicopatologia, accordando quanto possibile i vari modelli antropologici e le varie teorie di partenza, oltre che tenendo conto dei risultati prodotti da trial clinici affidabili e generalizzabili.

Ringraziamenti Questo lavoro non sarebbe stato scritto se non fosse stato fatto un atto di fiducia nei miei confronti da parte del Professor Innamorati. Lo ringrazio per la sua pazienza e per l'attenzione che mi ha dedicato. Ringrazio mia madre e mio padre per avermi insegnato la resilienza l'autodeterminazione, la responsabilità che deriva dagli atti liberi e l'indipendenza, la dedizione al lavoro.

Per avermi spinta all'autonomia. Per avermi insegnato l'importanza della coerenza, dell'interiorizzazione autonoma della legge.

Ringrazio mio nonno, il suo amore, la sua stima incondizionata nei miei confronti. Ringrazio Marco che, con discrezione e premura, ha fatto in modo di essere sempre presente nella mia vita, sempre in punta di piedi, lasciandomi libera, occupandosi tuttavia di me nei momenti di fragilità, esprimendomi tutto il suo affetto incondizionato.

Ringrazio Tata, che m'insegue e supporta nelle piccole imprese quotidiane. Ringrazio lei e la sua famiglia per avermi dimostrato calore umano in "terra straniera". Li ringrazio perché senza i loro contributi non avrei continuato a coltivare la scrittura e la filosofia. Ringrazio il professor Traversa per le sue filippiche logicamente inattaccabili contro i miei bruschi cali di autostima. Ringrazio chi vuol fare il mio stesso mestiere e tuttavia mi ha voltato le spalle nella peggiore delle maniere, ringrazio chi mi ha trascinata con sé fin dove non avrei dovuto, poiché mi hanno permesso di crescere nel dolore, permettendomi di lavorare su me stessa come mai avrei immaginato di dover fare.

Ringrazio me stessa; per il mio d'annunziano "memento audere semper", anche se poi non ne sono quasi mai troppo convinta. Processing the emotions in words: The complementary contributions of the left and right hemispheres. Human tonic immobility: measurement and correlates. Depression and Anxiety, 26 6 , Short pain-provoked head-up tilt test for the confirmation of vasovagal syncope. Neurological Sciences, 34 6 , Cardiovascular changes during preparation for fighting behaviour in the cat.

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